Preventivo 2027: una sirena assordante

Ci sono documenti che, al di là delle parole con cui vengono presentati, parlano da soli. Il Preventivo2027 del Cantone è uno di questi. E ciò che dice dovrebbe preoccuparci molto più di quanto sembra essere avvenuto finora, sia nel dibattito pubblico sia in quello politico.

Per il 2027 è previsto un disavanzo d’esercizio di 98,5 milioni di franchi, già includendo versamenti della Banca Nazionale per parecchie decine di milioni. Formalmente il Preventivo rispetta ancora i parametri di legge, ma le notizie positive si fermano qui. Basta infatti guardare il Piano finanziario per capire la gravità della situazione: -236 milioni nel 2028, -411 nel 2029 e -460 nel 2030. Ancora più preoccupante è l’autofinanziamento, che dall’anno successivo diventerebbe negativo: -98 milioni nel 2028, -261 milioni nel 2029 e quasi -300 milioni nel 2030. Tradotto per i non addetti ai lavori: il Cantone non si indebiterebbe più soltanto per finanziare gli investimenti, ma anche per coprire la gestione corrente. È come se una famiglia iniziasse a pagare l’affitto con la carta di credito: qualcosa di semplicemente assurdo e, soprattutto, insostenibile.

Anche le misure di rientro inserite nel Preventivo devono far riflettere. Il Governo presenta interventi per 47 milioni di franchi, ma una parte importante deriva da vendite di terreni, prelievi da fondi e riserve, maggiori dividendi e altre entrate straordinarie. Scelte comprensibili in una fase difficile, ma misure una tantum che, proprio per loro natura, non possono contribuire a un vero risanamento strutturale.

Un concetto va ribadito con chiarezza. È giusto riconoscere che decisioni federali e popolari hanno aggravato e aggraveranno il quadro finanziario e che non si può liquidare il tutto attribuendo semplicemente al Governo la responsabilità della situazione. Ma al Governo spetta proporre come agire. E occorre farlo adesso, senza rinviare tutto alla prossima legislatura.

Quando in un edificio scoppia un incendio, non si dice che fra qualche giorno qualcuno dovrà occuparsi di spegnerlo. Si chiamano subito i pompieri, perché ogni minuto perso aumenta i danni e rende più difficile riportare la situazione sotto controllo. Con le finanze cantonali il principio non è diverso.

Questo non significa che l’attuale Governo debba decidere tutto al posto di quello che entrerà in carica nella prossima legislatura. Significa però che il lavoro preparatorio deve iniziare ora: analisi, scenari, possibili riforme, conseguenze e misure devono essere studiati e quantificati senza perdere altri mesi, per poi poter essere sottoposti l’anno prossimo al Parlamento.

Questo preventivo non è più un campanello d’allarme: è una sirena assordante sul futuro del Ticino.

Un riequilibrio di queste dimensioni non potrà essere costruito con slogan o ricette ideologiche. Dovrà necessariamente riguardare spese ed entrate, compiti e strutture, rapporti finanziari con Confederazione e Comuni. Senza tabù e con la consapevolezza, da parte di tutti, che un blocco determinato da veti incrociati rischierebbe di trascinare il Cantone in un baratro finanziario.

E questo proprio non possiamo permettercelo.

Alex Farinelli, Corriere del Ticino, 6 ottobre 2026